La Val D'Aosta in MG - 30 giugno/1 luglio 2007
Raduno Nazionale del Centro Regionale Piemonte
Ho aperto stasera la bottiglia di dolcetto d'Alba ricevuta in omaggio al momento dell'iscrizione al raduno MG Car Club d'Italia in Val d'Aosta.
In premessa alla relazione di un raduno d'auto, potrebbe suonare una sfida alle regole del codice della strada, passibile del test con l'etilometro se fossi alla guida della mia MG! Ma seduto in cucina (unica leggera nebbia la presbiopia davanti al piccolo schermo del PC portatile) puo' solo essere un piacevole, intimo momento d'incontro con i ricordi di quei giorni trascorsi in amicizia, sotto le insegne della passione per questo marchio, nel significato nobilmente semplice di un raduno di auto storiche.
Insegne e storia che si sono avvicinate a quelle di una regione tradizionalmente nobile come la Valle d'Aosta, austero copricapo montuoso che il Piemonte indossa un po' alla francese.
Un week-end di cornice, con pass-par-tout, che ha legato due mesi, Giugno e Luglio, la fine dell'uno e l'inizio dell'altro.
Un avvenimento che anche pronunciato in inglese offre affascinanti analogie: la "J" iniziale (June - July), il numero di lettere (4) come il numero dei rapporti dei cambi di velocita' delle MG, la "u" in seconda lettera che ricorda la profondita' sorda della marcia corta tirata in salita prima di una liberatoria terza "n" / "l", per prender fiato appena le curve si allungano in un breve rettilineo: "e" / "y".
Tutti gli ingredienti per un gran raduno, quale e' stato grazie alla encomiabile organizzazione del direttore regionale dell'MG Car Club Piemonte, Silvio Alberelli accompagnato e coadiuvato dalla gentile consorte.
La Valle ci ha accolti nella mattinata di sabato 30 sul prato della bellissima area attrezzata "tsante de Bouva" appena sotto il castello di Fenis, offerta in uso dal comune, vicinissimo al casello autostradale di Nus.
Gli equipaggi hanno raggiunto Fenis in ordine sparso: alcuni provenienti da latitudini piu' meridionali erano arrivati la sera prima. Altri, sotto la guida del regista Silvio Alberelli che aveva organizzato un appuntamento "early morning" nei pressi di Chivasso sull'autostrada Torino-Milano, vi erano giunti nella mattinata.
Alcuni solisti, invece, per comodita' geografiche o di villeggiatura, avevano raggiunto la meta autonomamente.
Cosi' abbiamo fatto mio figlio Eugenio ed io, provenienti da Alessandria, sulla strada tante volte percorsa per le vacanze ed i week-end in Valle d'Aosta ma che ora, a bordo della nostra MG C GT, assumeva altre prospettive ed un'aria diversa rispetto all'abituale viaggio verso la destinazione domestica.
Molti i partecipanti a bordo di una trentina di auto complessivamente riunitesi e provenienti dal Piemonte, dalla Lombardia, dal Veneto, dalla Liguria, dalla Toscana, dall'Emilia Romagna.
Menzione particolare meritano gli equipaggi provenienti da piu' lontano, evocanti uno spirito da "1000 Miglia" per l'impegno della guida, se non proprio per chilometri ed agonismo, e soprattutto per le auto con piu' storia, come la TD del 1953 degli amici di Bologna alla guida di Andrea Bellingeri che, al suo primo raduno di Club, ha percorso i suoi circa 1000 chilometri tutti sulle sue ruote: non poteva esservi miglior battesimo, una vera rinascita.
Intorno alle 11 il piazzale erboso dell'area "tsante de Bouva" era fiorito dei colori delle carrozzerie, brillanti e pulitissime, che l'aria tersa di montagna rendeva ancor piu' brillanti.
Scambiati i saluti e le strette di mano nel piacere di rinnovare gli incontri e terminata la registrazione, i numeri di partecipazione cominciavano ad arricchire cofani e portiere e le auto venivano disposte in un ampio cerchio con i frontali convergenti al centro.
Operazione meticolosa e ben calcolata, tracciando i raggi su cui le auto, scoppiettando, venivano chiamate ad allinearsi.
Il colpo d'occhio, degno di un poster, raccoglieva i piu' bei modelli TC, TD, A, B, C, GT, Midget, TF in un diadema variopinto nel verde ordinatamente valdostano che le circondava, incorniciate dall'anfiteatro naturale delle Alpi le cui pendici, di un verde piu' intenso e lontano, contrastavano l'azzurro nitido del cielo in un'eleganza naturale tutta da ammirare e da conservare nello spirito.
In attesa della visita al castello di Fenis due parole con gli amici, nuove conoscenze, due passi ed una boccata d'aria per un caffe' al posto di ristoro ed un'occhiata ai banchetti di prodotti tipici regionali.
Il castello e' stato preso d'assalto in due ondate: suddivisi con le guide locali che ne hanno descritto l'architettura, insieme con altri numerosi visitatori.
D'aspetto massiccio ma slanciato, grazie alle molte torri che lo compongono ed al taglio lungo della pietra dei suoi muri, la costruzione offre un particolare contrasto tra l'esterno imponente e l'interno piu' contenuto, quasi angusto nelle dimensioni delle stanze e nella disposizione degli spazi. Mirabile e di bell'effetto architettonico il cortiletto interno trapezoidale affrescato e finemente ornato con strutture lignee dell'epoca. Le sale, da quelle destinate ai soldati ed alla servitu', alle cucine, al consiglio ed all'esercizio della legge, alla preghiera, agli alloggi del nobile e della sua famiglia, offrono una sorta di intimita', se cosi' si puo' dire degli ambienti di un castello, e presentano molta cura nel mantenimento e nei restauri, per quanto i lavori effettuati tra l'800 ed il 900 abbiano conferito un po' di "modernita'".
Pochi arredi, materiali ed attrezzi, la maggior parte dei quali sono da tempo a Torino.
Pregevole l'enorme camino della cucina, largo quanto la stanza e profondo alcuni metri, alto circa 20. Grazie alla forma interna il camino rappresenta un primo, rudimentale esempio di riscaldamento centralizzato, reso dall'irraggiamento del calore attraverso la muratura delle stanze del piano superiore contigue alla canna fumaria. Tra le torri, bella e solitaria per forma (unica circolare) la "colombara" per l'allevamento dei colombi: alcuni viaggiatori in quei tempi senza servizi postali e internet , altri da tavola come in tutti i tempi.
Il pranzo, offerto nella costruzione attrezzata dell'area, scalda cuori e stomaci nel dilagare della simpatia e della convivialita', nell'approfondimento delle conoscenze, nello scrosciare delle risate e degli applausi per l'ottima cucina a base di piatti tipici presentati da Piero Ferrua, professore della Scuola Alberghiera di Torno, coadiuvato dai suoi figli.
Il dopo pranzo segna anche la linea di partenza da Fenis, che le MG lasciano con il gusto di caffe' in bocca ai loro piloti e l'odore epico dei vapori della combustione dei motori non ancora Euro 4.
Cosi' in marcia, allineati e compatti alla volta di La Thuile, dove e' previsto il pernottamento.
Percorriamo la strada statale sino ad Aosta, come si faceva al tempo in cui l'autostrada non c'era ancora e, attraversata la bella citta' capoluogo, di vestigia romane, prendiamo a salire lungo la valle.
Breve sosta di ristoro, degustazione di alcuni dolci regionali con acquisto di souvenir e prodotti locali, poi di nuovo compatti attraverso i paesi che ricordavo di attraversare, quando l'autostrada finiva ad Aosta e questa era la sola strada per il traforo del Bianco.
Non tantissimi anni fa ma abbastanza da guardare il mio Eugenio, ora appisolato sul sedile del navigatore, e ricordarlo piccolino, imbracato sul suo seggiolino ancorato al sedile posteriore della mia Lancia Zeta di allora.
Tappa a Morgex, ridente paesino di fondo valle prima della rampa che, passando per Pre-St-Didier, e qui diramandosi, porta a Courmayeur da un lato ed a La Thuile dall'altro.
Morgex ci riceve nel suo centro, ove le auto si dispongono ordinatamente ai lati della strada principale, facendo bella mostra di se'.
L'accoglienza e' stata calorosa, piena di curiosita' e di apprezzamento per queste storiche affascinanti Ladies nei loro abiti "old english white" "british racing green" "iris blue" "carmen red" "inca yellow" "ink black".
Gli spettatori piu' giovani osservavano con entusiastica sorpresa ma di velata estraneita': come vedere una radio di 50 anni fa e sentirla suonare, dato che le loro vite si sono evolute tra auricolari stereo surround e lettori CD o MP3.
Le persone piu' in eta', invece, guardavano con la memoria.
Nei loro occhi colori, linee, forme si trasformavano nei ricordi di un passato che il nostro arrivo stava evocando. Con l'immediatezza delle cose che non si dimenticano, i loro sorrisi e le espressioni di ammirazione riportavano a momenti conservati con la cura di un tempo, dove le cose erano riposte nell'ordine dei cassettoni, da cui la lavanda diffondeva il suo profumo mescolato a quello del legno dei mobili delle case.
Cosi' l'aria intorno al centro di Morgex diventava magica: la bellezza dei colori dei gerani curati che adornano la via, delle case rinnovate, della pietra della chiesa parrocchiale, dell'acciottolato stradale su cui sembrano lievemente appoggiate le nostre auto, per effetto di un cromatismo diffuso nella luce del tramonto incipiente.
La dolcezza del cielo e dell'aria lucida si stemperava in affascinanti contrasti.
Ci sarebbe voluto un pittore, piu' che le fotocamere digitali, per rendere omaggio artistico a quel momento.
Di nuovo in auto e lasciamo Morgex tra gruppetti di persone che ai lati della strada salutano il nostro passaggio. Che bella soddisfazione al volante di una MG ed un colpetto d'acceleratore vibra nell'aria.
La strada comincia a salire, superato l'altro grazioso paesino di Pre-St-Didier, tra la vegetazione di montagna piu' fitta, impegnando piloti, motori e cambi alle prese con curve, tornanti e brevi rettilinei dove i piu' veloci superano con vivacita' sportiva.
La nostra GT col cambio automatico, pur dotata di un potente 6 cilindri da 3000 c.c., soffre un po' su questo misto in salita, rimpiangendo i rapporti manuali che la facevano vincere a Sebring e sui circuiti delle competizioni degli anni dal '68 agli inizi '70.
Croce e delizia di una rarita' nella dotazione dei cambi d'epoca, il BorgWarner automatico da' il meglio di se' in pianura ed in collina, oltre che nei percorsi autostradali, ma qui tra le Alpi, obbliga a mantenere la destra impacciando il motore ..e l'equipaggio!
Arriviamo a La Thuile accolti dal servizio dei vigili e diamo riposo alle nostre accaldate MG, allineandole in bella mostra al primo piano del parcheggio coperto, sul piazzale nei pressi dell'Hotel Dora dove ci dirigiamo, armi e bagagli, per prendere alloggio ed una doccia ristoratrice.
L'albergo, da pochi mesi ristrutturato, e' molto accogliente e gradevole nel comfort delle sue strutture e delle camere, oltre che nella gentilezza del personale e nel gusto degli arredi e della disposizione degli ambienti.
L'acqua della Dora scorre proprio li' sotto e, tenuto a battesimo l'hotel, nebulizza il suono di sottofondo tipico dei torrenti di montagna nello scrosciare liquido della luce spumeggiante che sale con l'aria frizzante ad inondare la nostra stanza dalla finestra appena aperta.
Rinfrescati ed ambientati, ci riuniamo per l'aperitivo sotto il gonfalone dell'MG sul piccolo piazzale in fondo al paese, offerto dagli Alpini con la loro calorosa e patriottica operosita' nel benvenuto degli organizzatori dell'AIAT (Azienda di Accoglienza ed Informazione Turistica) e l'ospitalita'dello spazio messo a disposizione dalla municipalita', nell'entusiasmo dei partecipanti.
Le "Penne Nere" hanno tenuta alta la loro bandiera anche in quest'occasione, come hanno fatto tra questi monti in ben altre circostanze dove il coraggio, il sacrificio, la forza dei loro uomini, tanti anni prima, ci hanno permesso di vivere questa bella serata di fine Giugno, molti anni dopo, con le persone care e le nostre auto.
Per questo ringraziamento, sopra i colori del marchio MG, sventola piu' alto il Tricolore!
Ottima la cena, nell'atmosfera conviviale dei tavoli e nella cornice intima del ristorante dell'Hotel Dora. Buonissima la cucina da tutti apprezzata ed assaporata nel menu' di piatti valdostani, dagli antipasti ai dolci, ben preparati e serviti. Encomiabile ed attento il servizio.
Frizzante l'aria di amicizia nello spirito del Club e nel brindisi che innalza calici e cuori.
I saluti del segretario nazionale Pier Paolo Parma con quelli portati a nome del presidente dell'MG Car Club d'Italia Fabio Filippello impossibilitato ad essere presente per l'occasione, quelli del direttore regionale dell'MG Club del Piemonte Silvio Alberelli con i meritati applausi per l'ottima organizzazione del raduno. La partecipazione cordiale e sentita dei rappresentanti dell'AIAT. Infine le comunicazioni per la gara di regolarita', a cura di Gigi Cavagnolo, che il mattino successivo avrebbe visto impegnati gli equipaggi interessati a parteciparvi, valida per l'assegnazione della Silver Cup del Club.
Caffe', ancora due chiacchiere nel bel dehors sulla Dora, prima di accomiatarci in una notte accesa di luci e diffusa tra le ombre dei monti.
Domenica mattina: aria di competizione.
Serpeggia fresca e guizzante come gli spruzzi d'acqua del torrente e delle prime ore della giornata.
Briefing per i partecipanti che si avvicinano in ordine sparso dopo la ricca colazione.
Sulla linea di partenza, a definire i preparativi, Silvio Alberelli, Gigi Cavagnolo e Giangi Margoniner, organizzatori della prova, alle prese con un sistema a pressostato e stampa dei tempi rilevati, oltre che con la definizione del circuito e delle modalita' di svolgimento della gara di regolarita'.
Vengono disposti i birilli intorno a cui le auto si sarebbero cimentate poco dopo, sull'ampio piazzale del parcheggio messo a disposizione dal comune.
Due giri di percorso, da compiersi in 30" ciascuno, differenti per il senso di marcia, con partenza in ingresso al circuito e l'arrivo in uscita dallo stesso.
Vince chi riesce ad effettuare i due giri con lo scarto di tempo minore rispetto ai 30' assegnati per ciascun giro. Squalifica in caso di sosta, all'inizio del secondo giro, nello spazio tra la fila di birilli disposta prima della linea di partenza, per giunti alla fine del primo troppo veloci, attendano in quel tratto il raggiungimento dei 30".
Sembra facile:
Formati gli equipaggi e sincronizzati gli orologi, si scaldano i motori e l'aria si elettrizza.
Prima della partenza arrivano ancora due splendide MG TC, perfette ed affascinanti nei loro colori, nella cura dei particolari e dello stato di conservazione.
Poi:VIA!!
Partite le prime auto, Eugenio ed io, da inesperti, ne osserviamo il percorso e le andature, cercando di calibrare mentalmente tempi e modi di guida.
Entrambi emozionati, alla nostra prima esperienza di gara, ci accordiamo sulle modalita' di conteggio dei secondi per avere la miglior approssimazione ai 30" di passaggio..
Ci facciamo coraggio, mettendoci in fila dopo i primi partecipanti, ci allineiamo sulla partenza e:
PARTITI!
Bene sulla prima curva, Eugenio scandisce i secondi impeccabile e preciso come il Big Ben ma io mi perdo un po' sull'arrivo del primo giro e passo a 31"
"Dai recuperiamo!" affermo sicuro ma l'emozione corre nel sistema vascolare, vincendo la fragile freddezza che mi impongo da improvvisato pilota di regolarita'.
"Papi rallenta!..." consiglia il mio navigatore.
Lo faccio ma mi sembra di fermarmi troppo e cosi' procedo, mentre Eugenio conta piu' veloce gli ultimi due secondi con l'affetto solidale di un tenero figlio, nell'estremo tentativo di piegare il tempo a favore del papa'.
Inclemente, il tempo, ci rileva troppo veloci in uscita a 28"!
I dati li abbiamo saputi dopo, ma noi lo avevamo capito subito.
Bravo Eugenio! Al di la' del risultato e del pilota, sei un buon navigatore ed un grande figlio.
Come tutti i bravi Eugenio trova un altro ingaggio sulla nera B spider di Gualtiero Burrini: niente meno che il direttore regionale MG Car Club Toscana.
Partono, girano ed arrivano nella sonorita' tutta fiorentina della simpatia di Gualtiero che si complimenta con il suo giovane compagno ma che, prevedendo un posto tra gli ultimi classificati, come consolazione pensa di girare al contrario il foglio di classifica finale per trovarsi cosi' tra i primi!
Via via "sfilano" le altre auto in gara, bellissime nelle loro livree dagli intensi colori pastello nero, rosso, verde, azzurro, bianco, giallo e rombanti di un tempo in cui i quattro tempi dei motori cantavano cosi'.
Nel frattempo sul piazzale, si e' riunita una piccola folla di curiosi ed appassionati.
Terminata la gara e scattate le ultime foto, ordine di partenza per lasciare La Thuile e portarci al Colle san Carlo a circa 2000 metri di altezza.
Sulla strada che sale ripida alle spalle del paese e compie un notevole dislivello in pochi chilometri, la fila di MG ben ordinata e variopinta traccia una sorta di pennellata multicolore tra il verde dei boschi e sul grigio dell'asfalto. La salita inoltre dona un effetto tridimensionale maggiormente enfatizzato rispetto ai percorsi di pianura e, come il giorno prima, l'aria di montagna amplifica la luce riflessa nei colori delle carrozzerie al procedere ordinato delle auto.
Parcheggiamo sul piazzale del ristorante "la Genzianella", giunti a destinazione, e ci dirigiamo a piedi per raggiungere il "belvedere" tra i boschi odorosi di resina e terra, in una vegetazione puntinata di fiori campestri dalle tinte vivaci.
Il belvedere offre un punto di osservazione mozzafiato sulla valle e la catena delle Alpi circostanti. Con un senso di riverente contemplazione e la prudenza della vertigine ci avviciniamo alla soglia sul vuoto per respirare la vastita' del paesaggio che le fotografie, poi riviste a casa, non possono rendere cosi' pienamente.
Poco discosta, sul piccolo spiazzo che precede il punto panoramico, la casa dell'emerito Presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi, ove il famoso economista trascorreva periodi di villeggiatura.
Piacevolissima sorpresa tra il verde una tavola imbandita per lo spuntino/aperitivo che, data la variet delle cose da mangiare e da bere, complice il metabolismo in riserva a quell'ora, si trasforma in un "quasi pranzo".
Sorrisi, amabilita' ed ancora conversazioni mentre, dopo la sosta, ci apprestiamo a ridiscendere a piedi verso il ristorante.
Con il pranzo ci si avvia verso la fine della giornata, nelle previsioni di rientro pomeridiano con partenza "sul presto", soprattutto per chi viene da piu' lontano e per evitare le possibili code del rientro domenicale.
Si rinnova il piacere del palato e della convivialita' a conclusione del bel raduno che ci ha riuniti tra queste splendide montagne e che ha offerto nuove emozioni e conoscenze anche a quanti questi luoghi gia' frequentano come meta di vacanza.
Suspence finale: la classifica della gara del mattino, con premiazione dei partecipanti.
Il comitato di giuria Alberelli, Cavagnolo, Margoniner al tavolo con le coppe.
A tutti i partecipanti una bella grolla di legno, tipico prodotto dell'artigianato valdostano dove si serve il caffe' dell'amicizia, per tradizione alcolico e profumato d'agrumi e spezie, rigorosamente bevuto dai beccucci passando di mano in mano la grolla: si dovrebbe senza appoggiarvi la bocca, per propiziarsi la sorte ma non e' cosi' facile.
Viene letta la sorte sportiva dei partecipanti a partire dal decimo classificato e sono consegnati i premi.
Ai primi tre un altro oggetto tipico valdostano: un vaso ligneo intagliato, con alzata e coperchio, di forma circolare, delle dimensioni di una vera coppa, confezionato in trasparente ed ornato dal nastro coi colori della Valle d'Aosta.
Ordine d'arrivo dei primi tre:
1' classificato Mr. Gigi Cavagnolo, assistito al cronometro dalla moglie Anna, veterano vincitore delle gare di regolarita' e della Silver Cup, che con modestia aveva previsto un risultato deludente, e invece!
2' classificato Mr. Gualtiero Burrini, con il "nostro" giovane navigatore Eugenio premiato cosi per la sua bravura da quella del pilota Gualtiero, con tutta la sua scoppiettante simpatia targata Firenze.
3' classificato, applaudito ritorno di Mr. Raffaello Ceretti, direttore dell'MG Car Club della Liguria, a bordo della sua bellissima C spider, con gentile Signora.
E' il momento dei saluti e gia' serpeggia una nota di malinconia tra gli arrivederci.
Grazie e complimenti sentiti a Silvio Alberelli per un bellissimo raduno; a tutti per la loro presenza.
Ciascuno di noi si portera' a casa il ricordo dei piacevoli momenti e delle cose vissute con la partecipazione ad una storia e ad una cultura che superano il tempo.
Cosi' nascono gli affetti, nelle circostanze e nei gesti che si ricordano.
Con un gesto che non dimenticheremo, il pilota Gualtiero Burrini propone lo scambio con la "grolla" da me ricevuta come premio di partecipazione, facendo cosi' dono della propria coppa al "suo secondo" Eugenio in omaggio alla sua bravura.
Un vero simbolo, di una vittoria vera: quella dell'amicizia, in uno dei piu' bei ricordi che Eugenio conservera' crescendo e ritrovera' intatto guardando un giorno quella coppa.
Un gesto di valore rimane nel cuore e che ferma il tempo, nei contorni e nei colori vividi dei momenti che nella vita fanno crescere bene.
C'e' commozione nell'abbraccio di commiato con Gualtiero, nella gioia di Eugenio quel giorno e negli occhi di chi rimane ragazzo nel cuore.
E' un marchio che ci si porta dentro e si riconosce sempre come l'MG ed il suo motore.
Cesare Baroso